Lettere dall'auto

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Quattroruote
- lettere dall'auto -
 
Gian Luca Pellegrini


di Gian Luca Pellegrini
twitter: @Pellegrini4R

 

Il cambio di paradigma tecnologico. Le implicazioni (e le contraddizioni) della transizione. I retroscena, i personaggi e le storie di un’industria al centro di una rivoluzione. La passione per le belle macchine e la bella guida. In anteprima, per voi, l'editoriale che troverete sul numero di luglio di Quattroruote

 

IL VERO OBIETTIVO? LA MOBILITÀ PRIVATA

"Entro il 2050, quasi il 70% delle persone vivrà in aree urbane: la popolazione di paesi e città crescerà nello stesso periodo di 2,5 miliardi di persone. In un mondo sempre più urbanizzato, realizzare città sane, inclusive, sostenibili e vivaci è vitale per le persone e il pianeta. Quando si tratta di realizzare questa visione del futuro, forse non c'è settore più importante della mobilità. Man mano che le città crescono e si evolvono, anche i nostri sistemi di trasporto devono farlo. L'elettrificazione è una componente cruciale del moderno ecosistema dei trasporti sostenibili. Tuttavia, l'elettrificazione dei veicoli privati non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni concordati nell'accordo di Parigi sul clima. Le stime attuali sono scoraggianti: entro la metà del secolo, la domanda di viaggi urbani è destinata a raddoppiare. Lungo la nostra traiettoria attuale, ciò significherebbe 2,1 miliardi di veicoli passeggeri che emetteranno 4,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica entro il 2050. Ma c'è un altro modo. L'aumento dell'uso di modalità di trasporto condivise, elettriche, connesse e automatizzate e il passaggio a città più compatte potrebbero ridurre il numero di veicoli previsti nel 2050 a solo mezzo miliardo".

Ho copiato e incollato le premesse di un ponderoso documento intitolato "The urban mobility scorecard tool: benchmarking the transition to sustainable urban mobility" e presentato a metà maggio dal World Economic Forum, organizzazione internazionale il cui compito statutario è di fornire ai vari Paesi linee guida per lo sviluppo globale. La tesi espressa è semplice. Se il mondo vorrà risolvere il problema del riscaldamento globale, non sarà sufficiente sostituire il motore endotermico con quello elettrico, che è quanto stiamo faticosamente iniziando a fare oggi: l'unica soluzione, alla luce dell'imponente flusso di urbanizzazione, è di ridurre il numero delle macchine private del 75%, perlomeno nelle grandi città

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Finalmente qualcuno ha il coraggio di mettere nero su bianco quanto Quattroruote da tempo sostiene: l'imposizione dell'elettrico come tecnologia dominante è una cortina fumogena funzionale a nascondere il vero obiettivo della rivoluzione che ha investito l'automotive, ovvero ridimensionare la mobilità privata. Distratti dalle infinite implicazioni pratiche/geopolitiche/industriali della transizione, perplessi dalle rivendicazioni dell'ambientalismo militante, frenetici nel trovare un posto al sole alle rispettive filiere, vogliosi di attrarre investimenti cinesi e americani (Elon Musk sta facendo la tournée fra i premier al fine di ottenere le migliori condizioni per il secondo stabilimento europeo), confusi dalle diverse velocità dei mercati nel recepire il cambiamento (l'Italia è sempre indietrissimo nelle vendite delle auto elettriche, al punto che il governo intende spostare la parte inutilizzata del monte incentivi sulle termiche), ci affanniamo sul faticoso presente e fatichiamo a realizzare che il 2035 sarà non un punto d'arrivo, bensì l'avvio di un processo di trasformazione sociale assai più radicale del phase-out

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Se si uniscono i puntini di quanto sta (o non sta) accadendo, è legittimo pensare che istituzioni e politica e amministrazioni siano ormai concordi nel ritenere che i tassi di motorizzazione a cui siamo stati abituati non saranno più tollerabili. E ho anche l'impressione che polarizzare pervicacemente il dibattito sul prodotto "terminale" – ovvero le macchine elettriche –, rifiutando di ammettere che il nodo gordiano della decarbonizzazione è un'istanza sistemica come la produzione d'energia da fonti rinnovabili, serva a creare le condizioni per poter un giorno dire che quanto fatto non sarà bastato. Akio Toyoda, nell'intervista che trovate a pagina 150, sostiene senza mezzi termini che il problema della sostenibilità non sono le batterie, ma come esse vengono alimentate: "È un discorso che molti non capiscono", lamenta sconsolato.

È giunta l'ora che s'inizi a fare i conti con l'idea che la motorizzazione di massa, per come l'abbiamo conosciuta, è destinata a scomparire. Gli automobilisti – anche al netto di ciò che potranno permettersi di guidare – dovranno accettare la nozione che saranno espulsi dalle mura urbane (Milano, lo ricordo per i distratti, ha già annunciato che dal 2050 sarà una città del tutto car-less). Le domande sorgono spontanee. È una marginalizzazione che l'industria dell'auto subirà passivamente? Ci sarà una cabina di regia in grado di governare una rivoluzione epocale? Soprattutto, noi cittadini di Paesi evoluti accoglieremo favorevolmente decisioni destinate a cambiare il nostro modello di vita?