Il cambio di paradigma
tecnologico. Le implicazioni
(e le contraddizioni) della
transizione. I retroscena, i
personaggi e le storie di
un’industria al centro di
una rivoluzione. La passione
per le belle macchine e la
bella guida. In
anteprima, per voi,
l'editoriale che
troverete sul numero di
luglio di
Quattroruote
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IL VERO OBIETTIVO? LA MOBILITÀ
PRIVATA
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"Entro il 2050, quasi il 70%
delle persone vivrà in aree
urbane: la popolazione di paesi
e città crescerà nello stesso
periodo di 2,5 miliardi di
persone. In un mondo sempre più
urbanizzato, realizzare città
sane, inclusive, sostenibili e
vivaci è vitale per le persone e
il pianeta. Quando si tratta di
realizzare questa visione del
futuro, forse non c'è settore
più importante della mobilità.
Man mano che le città crescono e
si evolvono, anche i nostri
sistemi di trasporto devono
farlo. L'elettrificazione è una
componente cruciale del moderno
ecosistema dei trasporti
sostenibili. Tuttavia,
l'elettrificazione dei veicoli
privati non è sufficiente per
raggiungere gli obiettivi di
riduzione delle emissioni
concordati nell'accordo di
Parigi sul clima. Le stime
attuali sono scoraggianti:
entro la metà del secolo, la
domanda di viaggi urbani è
destinata a raddoppiare.
Lungo la nostra traiettoria
attuale, ciò significherebbe 2,1
miliardi di veicoli passeggeri
che emetteranno 4,6 miliardi di
tonnellate di anidride carbonica
entro il 2050. Ma c'è un altro
modo. L'aumento dell'uso di
modalità di trasporto condivise,
elettriche, connesse e
automatizzate e il passaggio a
città più compatte potrebbero
ridurre il numero di veicoli
previsti nel 2050 a solo mezzo
miliardo".
Ho copiato e incollato le
premesse di un ponderoso
documento intitolato "The
urban mobility scorecard
tool: benchmarking the
transition to sustainable
urban mobility" e
presentato a metà maggio dal
World Economic Forum,
organizzazione internazionale il
cui compito statutario è di
fornire ai vari Paesi linee
guida per lo sviluppo globale.
La tesi espressa è semplice. Se
il mondo vorrà risolvere il
problema del riscaldamento
globale, non sarà sufficiente
sostituire il motore endotermico
con quello elettrico, che è
quanto stiamo faticosamente
iniziando a fare oggi: l'unica
soluzione, alla luce
dell'imponente flusso di
urbanizzazione, è di ridurre
il numero delle macchine
private del 75%, perlomeno
nelle grandi città.
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Finalmente qualcuno ha il
coraggio di mettere nero su
bianco quanto Quattroruote da
tempo sostiene: l'imposizione
dell'elettrico come
tecnologia dominante è una
cortina fumogena
funzionale a nascondere il vero
obiettivo della rivoluzione che
ha investito l'automotive,
ovvero ridimensionare la
mobilità privata. Distratti
dalle infinite implicazioni
pratiche/geopolitiche/industriali
della transizione, perplessi
dalle rivendicazioni
dell'ambientalismo militante,
frenetici nel trovare un posto
al sole alle rispettive filiere,
vogliosi di attrarre
investimenti cinesi e americani
(Elon Musk sta facendo la
tournée fra i premier al fine di
ottenere le migliori condizioni
per il secondo stabilimento
europeo), confusi dalle diverse
velocità dei mercati nel
recepire il cambiamento
(l'Italia è sempre indietrissimo
nelle vendite delle auto
elettriche, al punto che il
governo intende spostare la
parte inutilizzata del monte
incentivi sulle termiche), ci
affanniamo sul faticoso presente
e fatichiamo a realizzare che
il 2035 sarà non un punto
d'arrivo, bensì l'avvio di
un processo di
trasformazione sociale assai
più radicale del
phase-out.
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Se si uniscono i puntini di
quanto sta (o non sta)
accadendo, è legittimo pensare
che istituzioni e politica e
amministrazioni siano ormai
concordi nel ritenere che i
tassi di motorizzazione a cui
siamo stati abituati non saranno
più tollerabili. E ho anche
l'impressione che polarizzare
pervicacemente il dibattito sul
prodotto "terminale" – ovvero le
macchine elettriche –,
rifiutando di ammettere che
il nodo gordiano della
decarbonizzazione è
un'istanza sistemica come la
produzione d'energia da
fonti rinnovabili, serva
a creare le condizioni per poter
un giorno dire che quanto fatto
non sarà bastato. Akio Toyoda,
nell'intervista che trovate a
pagina 150, sostiene senza mezzi
termini che il problema della
sostenibilità non sono le
batterie, ma come esse vengono
alimentate: "È un discorso che
molti non capiscono", lamenta
sconsolato.
È giunta l'ora che s'inizi a
fare i conti con l'idea che
la motorizzazione di massa,
per come l'abbiamo
conosciuta, è destinata a
scomparire. Gli
automobilisti – anche al netto
di ciò che potranno permettersi
di guidare – dovranno accettare
la nozione che saranno espulsi
dalle mura urbane (Milano, lo
ricordo per i distratti, ha già
annunciato che dal 2050 sarà una
città del tutto car-less). Le
domande sorgono
spontanee. È una
marginalizzazione che
l'industria dell'auto subirà
passivamente? Ci sarà una cabina
di regia in grado di governare
una rivoluzione epocale?
Soprattutto, noi cittadini di
Paesi evoluti accoglieremo
favorevolmente decisioni
destinate a cambiare il nostro
modello di vita?
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